Pareva incerta sul da farsi, titubante, dubbiosa.
La invitai a sedersi sulla panchina, ma lei fece un cenno di
diniego.
Non trovava pace; con le unghie del pollice e dell'indice grattava continuamente un bottone della giacca, mentre i suoi piedi compivano piccoli spostamenti laterali.
I suoi occhi irrequieti color nocciola cercavano i miei, febbrilmente.
Cosa dobbiamo fare?... mi chiese con voce esitante.
Non lo so, Angela... dimmelo tu." risposi.
Fosse facile... si sedette al mio fianco, intrecciando le dita della sua mano con quelle della mia.
Angela, le cose stanno in questo modo: mia moglie è convinta che io abbia un'altra donna. Ho tentato invano di persuaderla del contrario. Si è irrigidita e non c'è stato niente da fare. Mi ha detto che se dovesse scoprire prove del mio tradimento chiederà la separazione, e tu sai benissimo cosa significhi per me una decisione del genere. La casa e la terra intorno appartengono a lei, io non possiedo nulla.
Aggiungiamo inoltre che il mio lavoro di rappresentante non mi permette di essere autosufficiente, e il quadro è completo.
Sa qualcosa di preciso?
Non sono riuscito a capirlo, o forse non me l'ha voluto dire. Mentre l'ascoltavo ero come in trance; probabilmente mi saranno sfuggiti diversi particolari.
Noi due, comunque, avevamo preso tutte le precauzioni.
Ci siamo sempre dati appuntamento in posti dove nessuno ci
conosce.
Chissà... magari, a nostra insaputa, abbiamo commesso un'imprudenza. Tu ti sei mai confidata con qualcuno?
Intendo dire un'amica, un amico...
Scherzi? Come te lo devo ripetere che da quando sono uscita di prigione ho perso tutti i contatti? Con i miei parenti, poi, ho tagliato i ponti.
Una volta mi hai accennato di tuo fratello; anche lui è all'oscuro?
Completamente. In ogni caso lui vive in America, ed è tantissimo che non lo vedo.
La strinsi forte a me. Angela posò le sue labbra sulle mie, coinvolgendomi in un bacio appassionato.
In questo momento nessuno conta più niente... nessuno tranne te...
ansimò.
Solo in questo momento? puntualizzai.
Angela non rispose; sgranò gli occhi con palese stupore.
Non dici nulla, eh? Vuoi tenermi sulle spine... incalzai scherzosamente.
Conosci già la risposta. le parole le uscirono calde, sincere.
Angela, mi piacerebbe lasciarmi andare, ma devo, dobbiamo restare lucidi. Mia moglie è un grosso ostacolo, che va assolutamente rimosso. Senza di lei potremmo amarci liberamente e goderci i suoi soldi. Ehi, non fare quella faccia!
Mi stai fissando come se fossi matto...
Sono sconcertata... tu vorresti ucciderla?
Sì, e mi sembra di avertene già parlato.
Dio...Dio... fai proprio sul serio, non ci sono dubbi. Ne ho combinate di cose poco pulite, ma arrivare ad essere complice di un omicidio...
Non esattamente, Angela., Angela. Sarò io il complice e tu, invece, l'esecutrice.
Cosa?
Io non posso farlo; sono il marito e m'incriminerebbero immediatamente. No, io savò ben lontano dal luogo dell'omicidio e provvisto di un alibi di ferro. Ho in mente un piano che ho rifinito in ogni dettaglio. Tu non correrai nessun rischio. Ti occorrerà solamente mantenere il tuo sangue freddo.
Mi accorsi che era ancora esitante, per cui decisi di cambiare discorso e di rinviare ad altro momento i tentativi per convincerla.
Dalla mia giocavano fattori determinanti quali la sua attrazione nei miei riguardi, la sua sudditanza psicologica e l'ambizione di dividere con me il ricavato della vendita della terra lasciatemi in eredità da mia moglie.
I giardini Margherita, uno dei grandi parchi pubblici di Bologna, erano pressoché deserti.
Non erano neanche le sette del mattino, e gli unici esseri umani oltre a noi due, erano un anziano signore che con una cadenzata gestualità unita ad una affettuosità, da avicoltore dava da mangiare a dei colombi, e un giovane di circa trent'anni che stava scattando delle foto ad un grosso acero.
Quest'ultimo indossava un lunghissimo impermeabile grigio, che gli andava anche largo di spalle.
Richiamai l'attenzione di Angela, intenta ad osservare tre Germani Reali che uscivano dalle acque del lago, ma quando lei si voltò l'uomo si stava già allontanando.
Questi scatto poi un'ultima foto ad una massiccia roverella.
Angela ed io ci alzammo e iniziammo a passeggiare, accompagnati dai versi dei tanti piccoli uccelli che popolano i giardini (fringuelli, pettirossi, cardellini, picchi...). Restammo insieme per diverse ore, spostandoci poi in un paesino di poche anime, e riprendemmo a parlare della questione che ci stava a cuore.
Angela eseguì tutto alla perfezione. Vestita in modo sobrio, anonimo, con i capelli tinti di nero e gli occhiali scuri, scese col treno a Bergamo e percorse qualche chilometro con una vecchia bicicletta che le avevo lasciato in un punto strategico.
Dopo salì su un'auto non immatricolata, alla quale avevo applicato una targa finta.
Fermò la macchina nei pressi di Endino Gamano e raggiunse a piedi il limitare di una vasta zona erbosa.
A circa 500 metri da lei spiccava la villa in stile neoclassico, proprietà, fino a quel momento, di mia moglie Graziana.
L'entrata principale era bloccata da un robusto catenaccio.
Angela, servendosi delle mie chiavi, passò dalla porta sul retro.
Spostò un tavolo da toilette in legno di mogano, che occultava uno sportellino.
Angela lo apri e neutralizzò, così come la avevo spiegato, il sistema d'allarme.
Salì le scale che portavano alle camere del piano superiore.
Con estrema lentezza la sua mano guantata girò la maniglia.
Angela era vicina al letto dove dormiva mia moglie.
Graziana pareva immersa in un sonno profondo.
Angela tirò fuori dalla tasca della giacca una pistola calibro 38.
La puntò con braccio tremante alla testa di Graziana.
Angela tentennava, non trovava il coraggio.
Io sbucai da dietro l'armadio, feci cenno ad Angela di tacere, le tolsi l'arma e l'impugnai con la mia mano, anch'essa guantata.
Esplosi due colpi a bruciapelo. Udimmo un gesto soffocato.
E... è morta? chiese Angela.
Direi di sì.
Cosa ci fai qui? Non dovevi essere a Brescia, in albergo?
Ti ho seguito. Volevo controllare che tutto andasse liscio.
Estrassi un'altra pistola, sorridendo freddamente.
Cosa c'entra quella? Eh? Gabriele! No! Sei pazzo!
Anche questo fa parte del mio piano! sparai tre colpi, colpendola con un paio all'altezza del petto, e mandando a vuoto il terzo.
Angela si afflosciò a terra.
Misi quest'ultima arma in mano a Graziana, poi avvicinai l'uno all'altro i cadaveri delle due donne.
In questo modo risultava che mia moglie, usando la propria pistola. si fosse difesa fino all'ultimo, uccidendo la ladra che si era introdotta nella villa.
Guardai le mie vittime: Angela, che aveva creduto ciecamente in me, ingannata da quello che considerava l'uomo della sua vita, e Graziana, la mia ingenua compagna, tutt'altro che dispotica ed arrogante, che non aveva mai sospettato di un mio tradimento.
Recuperai le chiavi che avevo dato ad Angela, riattivai l'allarme e con un chiavistello forzai all'esterno la porta sul retro.
Ritornai a Brescia, percorrendo strade poco battute, e rientrai in albergo, eludendo, come avevo fatto prima, la presenza del portiere.
La mia presenza a Brescia non era immotivata, avendo avuto la sera stessa un incontro di lavoro.
I cadaveri delle due donne vennero rinvenuti da Arrigo, il giardiniere che avevo da poco assunto.
Essendo Angela una pregiudicata, non vi fu alcun dubbio che fosse stata lei ad uccidere mia moglie.
L'ispettore incaricato delle indagini mi sottopone alla domande di rito, alle quali risposi con grande disinvoltura.
Ho venduto alcuni degli appezzamenti di terreno che un tempo appartenevano alla defunta Graziana, e ora sono in procinto di partire per un lungo soggiorno in Brasile, dopodiché me ne andrò in Africa, quindi in Australia.
Sto ultimando i preparativi e passando in rassegna ciò devo portare con me.
Suonano alla porta. Apro e mi trovo davanti un tipo allampanato, vestito in maniera casual, il cui viso mi pare di avere già visto.
Tossisce ripetutamente, suda copiosamente.
Sono il fratello di Angela, Angela Rimondi. Te la ricordi? Dalla tua espressione immagino di sì. Mi hai notato a Bologna, ai giardini Margherita. Ci sei? Bene.
Angela mi aveva parlato di te, e in quell'occasione pensai di seguirla, facendolo a sua insaputa. I vostri appuntamenti, così misteriosi, mi lasciavano perples
so. Angela era finita in carcere per colpa di un delinquente di cui si era innamorata. Non voleva che la cosa si ripetesse. Decisi di scattarti una foto per potermene servire nel caso tu le avessi fatto del male. Dato quello che è accaduto l'ho consegnata alla polizia.
Qui fuori c'è l'ispettore. Io ho finito...
Ha detto tutto d'un fiato, si deterge il sudore, si appoggia ad una parete.
La polizia fa il suo ingresso; riconosco l'ispettore, proprio lui mi aveva interrogato dopo la morte di Angela e di Graziana. Mi siedo, sono stanco.
Peccato...